Negli ultimi mesi ha fatto discutere la decisione di Poste Italiane di rendere a pagamento alcune modalità di utilizzo dello SPID. Una scelta che ha spinto molti utenti a chiedersi se valesse ancora la pena mantenerlo attivo.
Io ho deciso di fare la revoca dello SPID Poste. Dopo quattro giorni la disattivazione era completata. Nessun intoppo, nessuna trafila infinita: pratica chiusa in meno di una settimana.
Ho semplicemente inviato un modulo via email (quella associata allo SPID).

All’invio del modulo segue dopo qualche ora un sms di presa in carico della revoca.
Dopo alcuni giorni (nel mio caso quattro) arriva la mail di avvenuta disdetta.

Già da diverso tempo utilizzo esclusivamente la Carta di Identità Elettronica (CIE) per accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione. E, a sorpresa, non sento alcuna nostalgia dello SPID.
Certo, qualche aspetto resta migliorabile. La gestione delle credenziali può diventare snervante, soprattutto quando non si ha l’app a portata di mano o si cambia dispositivo. Ma, a ben vedere, anche con lo SPID le password dimenticate, i codici OTP e le autenticazioni a due fattori non erano esattamente una passeggiata.
La verità è che il passaggio alla CIE è stato meno traumatico del previsto. Funziona, è integrata con molti servizi e, almeno per ora, non comporta costi aggiuntivi.
Forse più che una questione di nostalgia, è solo una questione di abitudine.
E alla fine, non sono tanto i 6 euro in sé a fare la differenza. È il principio: quando uno strumento pensato per garantire l’accesso digitale ai servizi pubblici diventa a pagamento, il tema non è la cifra, ma l’idea che un diritto del cittadino possa trasformarsi in un costo.